Di Sandro Mezzolani
Tanti anni fa scrivevo un libro sull’archeologia industriale (con Andrea Simoncini), poi pubblicato nel 1994.
Fra temi, escluso il settore minerario già trattato nel 1992 in un precedente volume, c’era l’industria del sale.
Questa dell’Oro Bianco è in assoluto dopo quella mineraria, l’attività industriale piu’ rilevante per l’isola. Le sole Saline di Stato della Sardegna (Cagliari, Carloforte e Sant’Antioco) hanno prodotto mediamente il 35 per cento del sale italiano.
A Cagliari c’era la sede a Molentargius mentre Conti Vecchi aveva una gestione privata, con uffici e una piccola ma ben servita Città del Sale.
Fra i problemi che ogni salina deve affrontare, in particolare nei mesi della raccolta del sale, vi è la pioggia che scioglie il prodotto determinando una rilevante perdita economica.
Per questo la Direzione delle saline decise di realizzare al termine del Canale di Palafitta un silos per la conservazione e la spedizione del sale via nave.
Erano i primi anni Cinquanta e la struttura ideale era allora il Silos Paraboloide; una sorta di copertura leggera solitamente in calcestruzzo, relativamente facile da progettare visti gli studi di importanti ingegneri dell’epoca (fra i quali Pierluigi Nervi).
Lo affermo subito, Nervi non ha progettato il padiglione del sale di Palafitta; erroneamente attribuitogli.
Per fortuna dico io.
Pochi lo sanno o non hanno mai approfondito il tema – la storia del sale appartiene a pochi e (in)esperti storici moderni. Durante la costruzione un grave cedimento delle fondazioni lungo il canale costrinse al blocco dei lavori, poi ripresi con gravi ritardi.
Forse per questi problemi strutturali la struttura non entrò mai in piena operatività, fino alla dismissione degli anni Settanta.
Ricordo quando vi entrai – sempre furtivamente – e superando reti e il controllo da parte dei custodi della salina; dentro era enorme e nel piazzale vi era ancora una “crosta” di sale annerito dalla polvere. I macchinari, il quadro di comando si presentavano in buone condizioni ma la struttura, come altre a Molentargius, pareva avviata verso l’oblio.
Ci sono tornato piu’ vole in visita ed oggi ho potuto ammirare il bel lavoro del parco circostante; purtroppo il padiglione è vuoto e in attesa di un utilizzo.
A suo tempo fu proposto un acquario (idea non male), io penso che possa diventare il MUSEO DEL SALE della Sardegna.
L’edificio (che per favore non attribuite a Nervi) è inserito in un bel percorso pedonale che ho “battezzato” la Via del Sale e che spesso percorriamo dall’ex darsena del sale (dove sorge il palazzo dell’Enel in via Roma) fino alla Citta’ del Sale di Via Roma.
Finisco ricordando che la storia del sale e delle saline di Sardegna merita moltissima attenzione.