Salute e benessere a Cagliari: un convegno per ritrovare l’essenza dell’essere

A cura di Paula Pitzalis

Abbiamo voluto incontrare il Dottor Stefano Salvatici, Psicologo ed Ipnologo, uno dei maggiori organizzatori del Convegno che si terrà a Cagliari il 22/23 Marzo presso il Padiglione D della Fiera di Cagliari, dalle ore 9.30 alle 20.30, il cui tema principale è “Salute e Benessere”. In tempi frenetici che distolgono l’uomo a riflettere sul proprio essere, favorendo la via dell’avere e del materialismo e consumismo sfrenato, questo evento vuole mostrare le diverse forme di aiuto per il benessere alla persona nei tempi moderni. In momenti storici e bellici che distolgono l’uomo al rivolgersi al proprio essere ed essenza esistenziale sarà proprio questo momento di incontri l’occasione per riflettere e soffermarsi per prendere coscienza che nuove porte e spiragli di luce si possono intravedere nonostante le paure quotidiane ci incatenano per stress ed impegni.

Dottore come, quando e perché lei ha iniziato ad interessarsi verso discipline legate allo spirito e all’essenza dell’uomo, come gli antichi saperi degli Indiani d’America e delle civiltà antiche che l’occidente ha voluto vedere come civiltà perdenti per dare maggior minor credito alle loro conoscenze spirituali?

Ognuno di noi nasce con un talento o una vocazione o un richiamo per qualcosa che forse in un’altra vita ha fatto e non ha magari potuto compiere in maniera definitiva, oppure un richiamo al completamento della propria evoluzione. Io ho incominciato a sentire questo richiamo per la comprensione dell’universo, e dell’universo che era dentro poi le persone, con interesse molto elevato all’età dei dieci anni. Ho iniziato molto presto occupandomi di stelle di pianeti e quant’altro. L’interesse poi si è spostato pian piano verso la conoscenza di questo grande contenitore che è l’universo ed anche incluso dei suoi abitanti, perché io parto dal presupposto che l’universo non è un posto vuoto, ma c’è tanta vita e questo a testimonianza della grandezza della creazione. Quindi mi sono avvicinato ai popoli più autentici dove ancora portano con loro il sapere di storie millenarie, così mi sono avvicinato agli indiani d’America, quelli delle grandi praterie americane, ma anche al popolo dei Maya, degli Aztechi e degli Incas, con i quali intrattengo continuamente rapporti di confronti e di crescita e saperi, ecc. Prima di svolgere questo lavoro di psicologo ipnologo, io per anni ho svolto la mansione di imprenditore e prima di diventare quello che oggi sono ho lavorato in altri rami imprenditoriali dell’edilizia che mi hanno permesso di entrare in contatto con centinaia di persone che hanno lavorato per me negli anni e di conoscere i bisogni umani e le fragilità umane nel relazionarmi con gli altri. Ciò mi ha portato a capire che il mio obbiettivo del fare impresa non era quello di arricchirmi, ma quello di incontrare le persone. Questo l’ho scritto anche negli annali delle cronache di quello che uno da piccolo vuole fare. Io volevo fare il medico, oppure il comico piuttosto che lo psicologo o il frate francescano. Comunque qualcosa che aveva a che fare con l’aiuto alla persona. Ho tanto rispetto per la vita e tanto rispetto per le persone che mostrano un bisogno e tendenzialmente naturalmente mi avvicino ad esse sino a quando ho capito che il mio lavoro non doveva essere quello di imprenditore e perciò ho fatto una rinuncia e quindi circa quindici anni fa ho incominciato a dedicarmi soltanto, perché prima era una passione, alla ricerca nel mondo della salute, dello spirito, dell’anima, ed altro, argomenti dei quali si parlerà nel convegno del 22 e 23 di Marzo, sino a quando ho scelto definitivamente questa strada.

Oggi noi, l’occidente, viviamo in profondo materialismo. Questo ci ha portato ad allontanarci troppo dalla natura e dalla nostra umanità di esseri viventi? È come se questo materialismo ci avesse reso ciechi in un certo senso.

Dunque, non è da fare o generalizzare. Sicuramente l’occidentale che ha scelto il profitto e l’avere ha dimenticato un pochino la natura dell’essere umano che è fatto di essere, di contatto, di relazione e di natura. I nativi d’America, i veri occidentali, conservano ed hanno questo valore insito nella tradizione e nel loro modo di essere e di fare cultura con gli altri. Sono subentrate altre variabili dopo la rivoluzione industriale, specialmente quella americana con la catena di montaggio e quella inglese con l’avvento della ferrovia e delle macchine, si è entrati in un meccanismo perverso di profitto, di crescita economica e perciò di investire anche il tempo non più nel capire i motivi per cui siamo al mondo, e come poi passeremo dall’altra parte, ma lavorare, lavorare e lavorare , e quindi accumulare e perdere l’identità e perdere il contatto. In occidente si è un po’ percorsa questa strada, non in maniera generica però abbastanza evidente, mentre in oriente in Tibet, India, Nepal, Cina, Giappone, ed altri paesi asiatici, gli aspetti spiritualistici e quelli della crescita e dell’essere sono ancora presi in grande considerazione. Forse dovremmo fare qualche passo indietro per comprendere meglio la natura dell’uomo e il perché siamo qua.

Ecco il perché di questa manifestazione di due giorni di riflessione sul nostro essere e sul nostro perché siamo qui e che l’ha portata ad impegnarsi nel riunire tante conoscenze e studiosi di tanti campi a Cagliari?

Io mi auguro che ci sia tanta gente perché questo significherà che le persone hanno a cuore la salute e il benessere indipendentemente da tutto.

Si avverte oggi nell’aria come se si avesse la necessità di questi discorsi. Questa è una mia sensibilità.

Questo convegno, in particolar modo, è organizzato dalla mia Associazione che presiedo e che si chiama Daimon Onlus APS che si occupa di giovani. Principalmente il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare gli adulti per far capire che stiamo lasciando ai nostri giovani una società che ha delle ceneri , una società di telefonini, una società tecnologica, una società come ho detto prima di avere e non di essere , dove la vita va vissuta secondo questo schema in maniera fittizia, con fiction e poca realtà perché la realtà è dentro un telefono, o la realtà è uno stereotipo fisico che deve essere accettato, quindi sessualità sfrenata, alcool, droghe, ludopatie. Questo è un po’ il male della società occidentale. Noi adulti o chi può creare un’agenda nuova per i ragazzi non si sta preoccupando minimamente di che cosa succede nei ragazzi. Io ne seguo molti che già da giovani vivono con ansie a dieci anni, dodici, con crisi di panico, bevono e la vita la consumano come se fosse un cerino. E quando poi i giovani che cadono in queste trappole si trovano a dover sentire gli adulti di riferimento a dover sentire che investono tutta la loro vita per lavorare, per pagare i debiti, per esistere a un mondo che li vuole far crollare perché questa è la realtà.

Anche sfruttare queste persone

Probabilmente si anche sfruttare. Quando assistiamo al fatto che in tutta Italia, ma io parlo della mia Sardegna, oggi in un pronto soccorso se non ne ha stretta necessità, non passa non meno di dodici ore seduto in una sedia senza che nessuno mai si accorga che quella persona è lì, bisogna capire che cosa vuol dire non avere più il valore umano del termine, cioè quel giuramento di Ippocrate, quel desiderio di vedere le persone stare meglio, quel concetto che l’altro non è più l’altro ma siamo noi. Qualcuno disse “Amatevi tra voi come io vi ho amato”. Quello era un Signore che non si era sbagliato di molto. In realtà l’Amore per i maschietti è qualcosa di fisico, dove c’è solo un amplesso ed un rapporto. Le donne che dovrebbero essere le grandi protettrici della vita e la fornace della vita oggi spesso non sanno cosa succede a diventare madri perché non gli viene neanche spiegato e neanche detto. Perciò viviamo anche con l’incubo della paura che la vita ovviamente termina, che dobbiamo consumare la vita il più possibile e stiamo lasciando in eredità ai nostri figli un mondo complesso, molto difficile, più di quello che è stata la Seconda guerra mondiale con gli effetti della ricostruzione. Questo è molto peggio.

Da questo quadro che mi ha esposto c’è una speranza ed un sogno di Dottor Salvatici?

Sì. Noi il 22 e il 23 marzo stiamo facendo quello che un visionario può fare, perché stiamo organizzando questo evento come un po’ le “nozze con i ficchi secchi”.  Abbiamo racimolato qualche amico che ci ha aiutato economicamente ma ci stiamo impegnando con tutte le risorse che abbiamo nelle nostre tasche sia anche a livello di energie possibili per creare un momento di riflessione dal quale partire, ma che non rimanga solo un momento così di transito. Deve essere un qualcosa che nel tempo porteremo avanti come routine di crescita dove ci saranno altri incontri e altre situazioni per entrare anche nelle scuole e spiegare agli insegnati e alle donne che vogliono diventare mamme, e capire la saggezza degli anziani che non è da buttare via ma da recuperare. Quindi questo è il progetto di Daimon. Dovevamo in qualche modo renderci pubblici e ci stiamo attivando. Quindi la visione c’è, la speranza c’è, e più che una speranza per me è una certezza perché penso che se ognuno di noi diventa testimonial di uno stile di vita, di un modo di rispetto per l’altro, e di far trasparire da lui l’Amore, da lui o da lei ovviamente, perché l’altro siamo noi non è uno diverso da noi, questo nel mondo pian piano attecchirà. Ci sarà un momento in cui ci sarà una svolta, probabilmente noi non la vedremo, però io credo che ci sarà.

Info e Prenotazioni: daimononlusaps@gmail.com

Cell: 3930964701- 3348645359

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